E' stato sempre un mio cruccio quello di parlare, allora preferisco dire quello che devo dire per iscritto.
Era la stessa identica mia condizione.
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Con la sua fotografia ci porta nella terra di confine prima della della sua anima, e poi della sua città. Le terre di confine. Sono quelle più affascinanti, quelle più eterogenee, più misteriose.
Le terre di confini, sono il luogo del non luogo, dove tutto può esserci e , spesso, niente c'è!
E' li che si incontrano i sogni, le paure, i desideri, gli amori.
E' lì che ci si sente soli, ma consapevoli della forza e della debolezza della nostra anima, della consapevolezza di ciò che c'è alle spalle e l'incoscienza che spinge i nostri passi ad andare oltre, senza sapere cosa c'è oltre quel non-luogo.
La zona di confine, nello spazio esistenziale, è il limite estremo tra noi e l'universo.
.....e l'universo può essere abitato da tante cose, come dal nulla assoluto... non lo sappiamo e questo ci affascina (forse)


UN PARTICOLARE RINGRAZIAMENTO AI MUNDURUA
Il gruppo che IL SALOTTO LETTERARIO ANTICHITA' SCIPPA ha voluto alla serata “tra analogie e alchimie” organizzata da Rossana di Poce alla Fiorillo arte.
Dario Perroni: Voce, bouzouki, fiati, kalimba, matranzano, aerosol
Giandomenico Caniello: Basso
Mario Di Bonito: Batteria, percussioni
Non a caso ho voluto loro ad animare la seconda parte della serata. Il tema della serata era analogie ed alchimie. Ciò che anima la loro musica è una "alchimia " frutto di una ricerca delle "analogie" tra le diverse culture del mediterraneo. I loro testi sono in gran parte originali, ma non mancano rielaborazioni di brani tradizionali. Le composizioni sono in italiano, in napoletano, in arabo, in ungherese, in greco antico.
MUNDURUA, “strada del mondo”. Fare musica, per i Mundurua è realizzare una agorà per i popoli e le culture “altre”. Strumenti musicali di varie culture quali, bouzuki, oud, calimba, sitar, si amalgamano alle parole a alle coreografie, in una continua sperimentazione di suoni e testi, la cui la base è rock. I temi ed i contenuti sono incentrati attorno ad archetipi (come la figura del padre, la morte, il dramma dell’incomunicabilità, etc.) e miti antichi e moderni (Teseo, il Minotauro, Lucrezia dagli occhi viola). Per loro la musica e l'arte sono intese come un momento d'incontro reale e immaginario tra “centro” e “periferia”, anche fisicamente, infatti le loro peformance si svolgono all’interno di luoghi significativi o locali particolari, per valorizzarne poeticamente il luogo e creare momenti d’interazione col pubblico, la loro musica utilizza strumenti di connessione tra realtà differenti, è sempre una metafora del viaggio e dell’incontro tra sé e l’altro.
Ma è solo l'inizio (il salotto è nato solo il 2 Aprile e fin'ora abbiamo realizzato 7 eventi in sede, tra tante difficoltà sempre eventi mai banali e sempre ricchi di stimoli, avendo sempre un successo crescente di critica e di pubblico ). Quella di questa serata non è niente di particolare, è stata solo un'ospitata in un'altra realtà, e, personalmente, ce l'ho messa tutta per essere veramente in tema, con l'idea di Rossana Di Poce, curando una sola parte della serata, la seconda parte all'esterno della galleria Fiorillo, in un luogo molto evocativo, dal carattere quasi onirico e surreale, reso ancora più onirico dalla istallazione preesistente di teresa mangiacapre, e l'intervento su questa istallazione di Elena Pandolfi. Il cortile, quegli specchi, frammenti di specchi che riflettevano all'infinito come in un caleidoscopio quella realtà già di per sé immagine filtrata della realtà napoletana, le cornici, quei limiti del l'universo arte. Questo intervento musicale, più il mio omaggio ad uno dei più grandi poeti del 900, Borges, emblema del paradosso e degli universi infiniti, spero che si sia perfettamente adattato alla tematica della serata, quella dell'analogia e dell'alchimia fatta di parole, rumori, suoni ed evocazioni!! ........E' stata solo un'ospitata, un esperimento....Ma stiamo lavorandosul serio per la prossima edizione autunnale del salotto, e proprio in questi giorni ho saputo che ci saranno da Ottobre in poi, per il Salotto, grandissime novità.....molto molto speciali!!!!!! :-))) ... quel signore disse: "con la cultura non si mangia" .............ma noi gli faremo vedere che con la cultura riusciremo anche a nutrire il corpo, oltre che la mente e lo spirito!!!
M.S.

Narciso, figlio della ninfa Liriope e del dio 

Molto spesso le donne si sono raccontate, hanno parlato dei loro sogni irrealizzabili e non compresi dalla società che, fino al secolo scorso, le considerava inferiori e, di conseguenza, i loro scritti, non degni di essere letti, avevano poca importanza. La memoria e l'introspezione sono il perno attorno a cui ruota tutta la raccolta “Raccontami una storia -Storie di donne”, curata da RosaAnna Pironti.
esiste una scrittura femminile e una scrittura maschile ?
Le donne hanno una scrittura più “femminile” perché sono donne, o perché culturalmente sono portate ad assumere un certo ruolo? E lo stesso accade per la scrittura maschile ? Esiste nell’immaginario collettivo un’idea di femminile e maschile nella scrittura, spesso, però, legata soprattutto a modelli e stereotipi culturali e sociali.
Secondo alcuni la scrittura non è sessuata, esistono semplicemente libri scritti bene e libri scritti male. Sì, può essere. Ma se è vero che uomini e donne sono diversi e, pur senza voler generalizzare, hanno un approccio alla vita differente, perché non ammettere anche che la sensibilità personale possa manifestarsi con gesti e parole specifici degli uni o delle altre? Non si tratta di stabilire cosa sia meglio o peggio, ma di accettare che alcune caratteristiche siano più diffuse tra le donne piuttosto che tra gli uomini, e viceversa.-
Il linguaggio femminile è diretto, essenziale. Le donne, di solito, non mirano a sfoggiare cultura e capacità, semplicemente dicono e spesso urlano , non usano la parola per gestire uno stato d’animo perché la parola è il loro stato d’animo.
Ethos e Sedes risiedono nell'anima, come
già indicato da Platone e ancora da Agostino, e detto con linguaggio più attuale, nel Sé e
nell'Io. Entrambi, l'Io e il Sé, tuttavia, sono impensabili in quanto esistono solo come
progettualità.
Forma di volto e mani, di ricordo e attesa.
Adele Grassito
vice Presidente Spazio Donna CE

La Principessa che viene dall'Africa
Intervento di Mario Scippa
C'è aria di cambiamento, di rinnovamento, da qualche mese sembra essersi riaccesa una speranza. Le organizzazioni femminili che questa sera sono intervenute qui al salotto, più tante altre diffuse sull'intero territorio nazionale, in particolare sembrano essere, con la loro trasversalità sociale e politica, uno degli stimoli per questa nuova speranza di cambiamento.
Il salotto è stato inaugurato il 2 Aprile, nel pieno della campagna elettorale. Per scelta non abbiamo voluto fare propaganda elettorale anche se non abbiamo mai nascosto il nostro orientamento critico e politico. All'inaugurazione dicemmo che il salotto voleva essere, nel nostro piccolo mondo, una risposta “politica” a quella frase del ministro dell'economia CON LA CULTURA NON SI MANGIA
Abbiamo avuto modo, questa sera di ascoltare diverse realtà di aggregazioni femminili che hanno come comune finalità quella del cambiamento e che sono accomunate tutte da una apertura verso l'altra metà del
mondo: quello maschile. Un particolare da non sottovalutare e che rendono questi movimenti ancora più forti e determinati differenti dagli storici movimenti femminili perché non chiusi all'interno dell'universo donna.
Lo stimolo per creare questa serata ci è stato dato dalla operazione che ha svolto Rosaanna Pironti, quella di mettere insieme decine e decine di scrittori e scrittrici attraverso il web far raccontare ad ognuno di loro una storia di donna e metterle insieme in una antologia, che poi sono diventate due. Ma è una operazione che potrebbe continuare all'infinito.
Mentre le nostre ospiti raccontavano le loro esperienze di aggregazione, nella mia mente si formavano immagini. Immagini di alcune donne che non sanno neanche cosa significa essere aggregate e far valere insieme i propri diritti o rivendicare urlando la propria dignità, rubata a volte dall'infame destino.
Io abito nella zona vesuviana, e ogni giorno la sera, per ritornare a casa, devo attraversare la zona Est di Napoli. L'ex zona industriale, quella che una volta era il cuore produttivo della città ed oggi è un luogo semi-abbandonato, con capannoni sventrati, fabbriche in disuso, terreni incolti, aree deposito di container cinesi. Una zona abbandonata ma che è molto trafficata di sera. Centinaia di auto con a bordo uomini di tutte le età, che si affollano sotto quell'intreccio di cavalcavia dei raccordi autostradali alla ricerca di carne femminile. E loro! Quelle ragazze. Ragazze africane, bellissime. Che nonostante sono trattate come animali da macello sembra, dai loro movimenti e dietro la paura che esprimono i loro occhi, conservare nonostante sia stata calpestata, qualcosa di prezioso, una sorta di immortale dignità.
Gli occhi di quella donna di quella Principessa, Africana.

Principessa Africana
Svetta la torre di fumo, spenta, di uno scheletro di ferro
arrugginito dal tempo. Cattedrale senza pareti. Austero,
elegante passo, sole rosso nel cielo nero colori tramutati col niente.
Mattoni, carcasse di macchine volanti, montagne di ciò non si usa più.
Muri di ferro, imbottiti di merce, nascono dal niente arrivano
dal mare dell'oriente,si fermano, invadono l'occidente.
Luogo di fabbrica, dimenticato da Dio.
Regno di topi, di affamati cani randagi, di sesso venduto.
Principessa africana, appoggiata ad un muro graffiato,
tracce di giovani uomini senza passato, cercano il futuro,
urlando coi colori.
Cerchio di nero fumo, il fuoco eterno rischiara la lucida pelle nera.
Nei suoi occhi l'Africa, tra le sue mani plastica.
Principessa Africana, elegante figura tra mostri di ferro e di carne, aspetta,
la sua anima è in Africa, nessuno la prenderà. Vestirà i suoi colori.
Il giorno verrà,
Canterà di nuovo la sua canzone.
M.S.© copyright2011