lunedì 19 settembre 2011

SCRIVO PERCHE' NON SO PARLARE


Quando ero ragazzino ,  la prima volta che mi fidanzai, lo  ricordo come se fosse adesso, la prima cosa che  dissi a quella ragazza fu: "guarda che dovrai sopportare i miei silenzi, perché io non so parlare".
E' vero, dissi proprio così. Proprio con queste parole.
E' stato sempre un mio cruccio quello di parlare, allora preferisco dire quello che devo dire per iscritto.
Mi sento più sicuro, anche se poi molte volte mi pento tantissimo di quello che ho scritto, anche perchè quando dici una cosa per scritto sembra dargli un valore diverso e se sbagli, e  nel tempo che passa, da quando l'hai scritta a quando quella cosa viene letta, se  hai cambiato idea diventa complicato far capire a chi legge che hai scritto quella cosa perché in quel momento la stavi pensando e ci credevi  e siccome non sai parlare l'hai scritta,  ma poi ti sei riveduto  e mentre lui sta leggendo, dopo che è passato del tempo da quando l'hai scritta, pensi il contrario!
Questo mio problema l'ho ritrovato, pari pari,  esposto in maniera brillante in un racconto da Calvino, esattamente in Vento in una città. nella raccolta Prima che tu dica pronto.
Era la stessa identica mia condizione.
Era la storia di un giornalista che diceva di scrivere perché non sapeva parlare. A volte si  svegliava la mattina preso dai sensi di colpa di quello che aveva scritto, perché durante la notte aveva cambiato idea, ma non poteva far niente per tornare indietro perché il giornale era già stato stampato.
Allora  se ne andava nei pulman a guardare gli occhi della gente mentre leggevano le sue parole. e mentre leggevano gli voleva dire: aspetta in quel punto non volevo dire questo, ma quest'altro" pentendosi e vergognandosi di quello che aveva scritto.
Ecco perché un grande scrittore è un grande: qualsiasi cosa pensi,vai a vedere e  lui l'ha gia pensata e scritta!

M.S.





Italo Calvino

sabato 10 settembre 2011

Frammenti, Universi di significato, eternità



Note su L'antiquario e il professore di Mario Scippa, Demian Edizioni 
di Giacomo Ricci



















“I suoi occhi avevano una bella luce, sembravano due piccole finestre che affacciavano su un meraviglioso mondo luminoso, la sua anima”.
Sono gli occhi di un fotografo napoletano, che vive in uno dei palazzi più belli della Sanità, con una straordinaria scala aperta che fa da filtro tra il cortile e il giardino. Filtra colori, odori, sensazioni, con la sua architettura, le sue sculture i suoi cartocci le sue decorazioni. Il fotografo  ha scattato, molti anni prima,  una foto particolare, inquietante, sfuggente, che nasconde qualcosa. 
Detta così sembra di avere a che fare con un giallo, con un mistero napoletano che aspetta di essere messo alla luce. 
Chi per caso s’imbatte, per caso (ma sarà davvero un caso?), in questo interrogativo che pretende risposta è Maurizio Santamaria. Ha nelle mani una foto, trovata e acquistata senza sapere neanche perché in un mercatino,  che apparentemente ritrae una scena banale  di alcuni scugnizzi , sei ragazzotti, che si tuffano nelle acque del mare. Eppure quell’immagine semplice, di semplice divertimento assai diffuso a Napoli,  lo inquieta.   
In una regione non ben precisata della sua personalità, accende domande e sollecita sensazioni diffluenti, indistinte, che spingono ad approfondire, a capire. 
Santamaria è un architetto ma il suo mestiere, quello che ha ereditato dal padre che, a sua volta, l’ha ereditato dal nonno, è quello dell’antiquario. Un mestiere che fa con grande passione, con un impegno tanto spinto che diviene, presto, una filosofia di vita, un modo di leggere il mondo e interpretarlo. 
La sua è una vecchia bottega in un quartiere bene di Napoli. Santamaria si permette una punta di eresia rispetto al mestiere, almeno come lo intendono gli altri antiquari suoi vicini delle zone chic della Riviera e di Piazza dei Martiri.  Una curiosità acuta, un’intelligenza profonda, introspettiva, poliedrica,   questi i tratti della personalità dell’architetto-antiquario, che ne caratterizzano le azioni e la ricerca di senso in ogni minima azione del quotidiano.  
Una storia fatta di inseguimenti, di ritrovamenti di oggetti lontani, di percorsi che portano nei vicoli più bui di Napoli, di incontri straordinari ha così inizio fino a giungere e, in qualche modo, a concludersi in  un rapporto profondo, di straordinaria comunione spirituale. Quello  che si stabilisce tra l’antiquario-venditore e un anziano  scrittore-cliente. Elemento catalizzatore di questa affinità spirituale è un oggetto con la sua aura, il mistero del suo stile, il suo significato, le memorie che ad esso stanno attaccate come invisibili pellicole di senso, l’immaginario di chi osserva che proietta ansie, desideri, timori.  
L’oggetto sarà regalato a chi si ama. 
Ma diviene anche il viatico per un profondo scambio di idee tra i due e di singolare comunanza spirituale.  
Si capisce subito che il libro è  più di una storia. Anzi, a rigore, neanche di storia si può parlare ma di frammenti.  E qui sta il suo pregio, a mio parere. 
E’ Scippa stesso a raccontarci di amare “quelle storie organizzate come la struttura di un albero, dove ciò che  immediatamente si vede  è tutto quello che c’è fuori: il tronco, i rami primari, quelli secondari, i ramoscelli, le foglie agitate dal vento della fantasia”. E più avanti ci confessa che ama “perdersi nel racconto di quelle storie fatte di frammenti di racconti o di libri mai finiti”. Perchè la storia vera, quella che ha significato e che è il vero nerbo di uno scritto, è come le radici, non si vede, ma si percepisce, se ne intuisce la presenza con un atto di amore per il libro, per la vita, per gli altri  e per se stessi. 
Un pensiero, questo cui Scippa allude,  che non mi ha mai abbandonato e che ho vissuto intensamente come rischio, quello del  libro del libro, la racconta del backstage,  come si usa dire oggi , oppure la raccolta, che uno può rimescolare come vuole, di frammenti autosufficienti il cui collegamento arbitrario è lasciato allo stesso lettore.  
Io credo che l’interesse per i materiali della narrazione, per l’aura, per l’atmosfera complessiva,  più che per la storia in se stessa - che non rappresenterebbe altro che un congelamento contingente, e neanche tanto significativo, di quel magma di idee-sensazioni-pulsioni-pensieri-immagini -  si sia stabilito con prepotenza nella cultura europea moderna, quando nel moderno è scoppiata drammatica, la questione dell’Io e della sua dissoluzione , per l’appunto, in frammenti. Quel tutto monolitico che era la personalità ottocentesca, a tutto tondo, indissolubile, monolitica, si è sgretolata. E coloro che hanno scoperto questa frantumazione dell’Io sono, manco a dirlo, Sigmund Freud con la sua lettura della personalità come complesso assieme di pulsioni, atti mancati, libidini represse, super-Io, e gli scrittori europei del primo Novecento,  Joyce e Svevo in testa. Non a caso metto assieme i due, a solo titolo di esempio, data la loro profonda comunione spirituale e il loro lavoro sull’Io attraverso le profondità della speculazione letteraria.  
Credo che in questi temi si sia poi perduta tutta  l’avanguardia, intorno all’idea che la trama sia un gioco da ragazzi, la storiella sia compito del lettore e non dell’autore. L’autore fornisce suggestioni, frammenti, materiali, ingegni, scatole autosufficienti, pensieri, aure per l’appunto, suggestioni di senso compiuto e sia poi l’altro, chi legge  a collegare le cose tra loro come vuole, come gli conviene e come sente di doverlo fare. 
Un’idea interessante questa che nel libro è inizialmente accennata ma che poi, come vedremo tra poco, arriva ad una sua formulazione filosofico-epistemologica estremamente interessante.  
Un libro che, per frammenti, è tra l’altro anche  il  racconto della propria crescita culturale, della personalità in formazione (i riferimenti all’università, al professore cui ci si lega e ai libri che ci formano) che scopre e apprezza il mondo e la città che gli stanno attorno. Che insegue i frammenti che compongo la realtà e pensa riflette, elabora, costruisce atteggiamenti, atomi di pensiero. Atomi che sono infiniti come infinito è un istante preso nella sua autonomia, nella sua individualità conclusa. 
E noi, leggendo di getto le pagine del racconto scopriamo le fasi della crescita, individuiamo i punti di riflessione e di introspezione psicologica. 
Il percorso di frammenti sfila veloce attraverso la città e penetra all’interno di uno dei quartieri più antichi, popolari e densi di significati stratificati e connessi alle strade, ai palazzi, alle opere d’arte e di architettura. 
Belle le pagine dedicate al culto delle anime pezzentelle, un mondo ideale reso con rara efficacia da Scippa con pochi tratti essenziali, fondamentali, indispensabili. 
Con pochi segni, a pennellate rapide,  Scippa evoca, meglio di tanti blasonatissimi antropologi nostrani che rimescolano significati, filosofie e  folkore in pasticci linguistici incomprensibili, assurdi e buoni solo per un’accademia decotta e totalmente entropizzata, molto di moda in questi anni e nella cultura partenopea, alcuni lineamenti essenziali della napoletanità come meglio ha saputo fare solo Erri De Luca.
Ricorda molto il grido “Nu mune’” che De Luca fa dire ad una sua inteprete de Il giorno prima della felicità,  la frase che Donna Giuseppina rivolge all’architetto alla ricerca del fotografo: “Giuvinòòòò! A chi state cercando?”.
E ancora De Luca mi ricorda il gioco che i raggi del sole devono  fare per arrivare dalla cima al pavimento del vicolo stretto quello che Scippa scrive: 
“Scendevano diritti a quell’ora, i raggi del sole, fino ad illuminare i blocchi di pietra, usati da secoli per il selciato”.
Scheggie, frammenti, nuclei solidi di significato elementare che rimandano a una realta complessa e la fanno intuire. 
La storia è un insieme di frammenti autonomi come il tempo. Il tempo è una sensazione uno scorrere fatuo.
“Ogni momento della vita può essere inteso come una forma primaria, fondamentale, perchè l’irreversibilità esclude la ripetizione e un momento della vita può essere vissuto una sola volta ed esprime un significato assoluto: ciò che è vissuto una sola volta è vissuto per sempre, per il male e per il bene”.
E arriviamo alla fotografia di cui dicevo all’inizio di queste note. . 
Santamaria ricerca il fotografo che l’ha scattata e scopre che quella foto è un vero e proprio  congelamento del tempo. Nel senso che l’intero movimento di un ragazzo che si lancia, vola e giunge nell’acqua, viene frantumato nei fotogrammi che compongono l’intera sequenza e che ognuno di essi  è stato realizzato da un ragazzo diverso in un diverso movimento. Insomma il movimento nella foto viene descritto nella sua compiutezza come se si trattasse dei fotogrammi contemporanei di frazioni di istanti successivi. Ognuno dei frammenti di tempo, di autonome briciole del significato complessivo dell’azione è il congelamento, per pura combinazione, dei movimenti di diverse persone. 
“Ormai ne era sicuro, la sua intuizione era giusta: quella fotografia esprimeva che qualcosa di veramente importante, era stato fotografato, ovvero, era stato letteralmente scritto con la luce qualcosa che aveva a che fare con un frammento di eternità che si svolgeva ad una incredibile velocità nello spazio e nel tempo ...Quelle sei piccole esistenze diverse, allineandosi spontaneamente in un cinquecentesimo di secondo, hanno scritto con la luce nel tempo, la parola Eternità”.
straordinaria coincidenza. 
E non posso fare a meno di pensare  al Compianto sul Cristo morto di Giotto e vedo che il pittore ha seguito questa stessa idea, congelando le azioni dei singoli in un’unica rappresentazione come se il movimento fosse fermato nel tempo e desse, per questo l’idea stessa dell’Eternità. 
E’ come se il tempo fosse guardato da fuori mentre si compie,  come se si svolgesse su una ipotetica e metafisica time-line. Guardare il tempo da fuori significa rendere contemporanei gli istanti che compongono l’azione e quindi eternizzarli, ognuno nella sua integrità ed intelligibilità. Il tempo che trascorre non è più irrimediabilmente perduto ma presente e sempre contemplabile. 
Una straordinaria idea quella dell’antiquario Santamaria. Un’idea che è venuta anche a Giotto otto secoli fa e che io ho scimmiottato con un disegno che tenta di rappresentare lo stesso concetto. 
Il libro di Scippa è densissimo di frammenti come questo. Di idee, di foglie dell’albero. 
Un albero che, a ben vedere, si sviluppa per tutto il libro come una foresta. 
Le radici sono nascoste. A ognuno di noi il compito di costruire la storia, di immaginarla. 
Complimenti Scippa. 

mercoledì 20 luglio 2011

in autunno al salotto N'ATU MUNN fotografie di Antonio Coppola


PROSSIMAMENTE in autunno
AL SALOTTO LETTERARIO ANTICHITA' SCIPPA

Another World
N'atu Munn
fotografie di Antonio Coppola




Quando isoli un frammento di spazio e di tempo, quando questo frammento si fonde con le immagini sedimentate nell'anima e nella mente, esce fuori "n'atu Munn".
Immagini pulite, semplici, senza alcun particolare in più, che raccontano da un lato un pezzo
della sua bellissima città, dall'altro un frammento della sua anima.

Con la sua fotografia ci porta nella terra di confine prima della della sua anima, e poi della sua città. Le terre di confine. Sono quelle più affascinanti, quelle più eterogenee, più misteriose.

Le terre di confini, sono il luogo del non luogo, dove tutto può esserci e , spesso, niente c'è!

E' li che si incontrano i sogni, le paure, i desideri, gli amori.

E' lì che ci si sente soli, ma consapevoli della forza e della debolezza della nostra anima, della consapevolezza di ciò che c'è alle spalle e l'incoscienza che spinge i nostri passi ad andare oltre, senza sapere cosa c'è oltre quel non-luogo.

La zona di confine, nello spazio esistenziale, è il limite estremo tra noi e l'universo.

.....e l'universo può essere abitato da tante cose, come dal nulla assoluto... non lo sappiamo e questo ci affascina (forse)



M.S.


lunedì 18 luglio 2011

I MUNDURUA ...e il rumore diventa suono "tra analogie ed alchimie"

UN PARTICOLARE RINGRAZIAMENTO AI MUNDURUA

Il gruppo che IL SALOTTO LETTERARIO ANTICHITA' SCIPPA ha voluto alla serata “tra analogie e alchimie” organizzata da Rossana di Poce alla Fiorillo arte.




Dario Perroni: Voce, bouzouki, fiati, kalimba, matranzano, aerosol

Giandomenico Caniello: Basso

Mario Di Bonito: Batteria, percussioni


Non a caso ho voluto loro ad animare la seconda parte della serata. Il tema della serata era analogie ed alchimie. Ciò che anima la loro musica è una "alchimia " frutto di una ricerca delle "analogie" tra le diverse culture del mediterraneo. I loro testi sono in gran parte originali, ma non mancano rielaborazioni di brani tradizionali. Le composizioni sono in italiano, in napoletano, in arabo, in ungherese, in greco antico.

MUNDURUA, “strada del mondo”. Fare musica, per i Mundurua è realizzare una agorà per i popoli e le culture “altre”. Strumenti musicali di varie culture quali, bouzuki, oud, calimba, sitar, si amalgamano alle parole a alle coreografie, in una continua sperimentazione di suoni e testi, la cui la base è rock. I temi ed i contenuti sono incentrati attorno ad archetipi (come la figura del padre, la morte, il dramma dell’incomunicabilità, etc.) e miti antichi e moderni (Teseo, il Minotauro, Lucrezia dagli occhi viola). Per loro la musica e l'arte sono intese come un momento d'incontro reale e immaginario tra “centro” e “periferia”, anche fisicamente, infatti le loro peformance si svolgono all’interno di luoghi significativi o locali particolari, per valorizzarne poeticamente il luogo e creare momenti d’interazione col pubblico, la loro musica utilizza strumenti di connessione tra realtà differenti, è sempre una metafora del viaggio e dell’incontro tra sé e l’altro.

Ma è solo l'inizio (il salotto è nato solo il 2 Aprile e fin'ora abbiamo realizzato 7 eventi in sede, tra tante difficoltà sempre eventi mai banali e sempre ricchi di stimoli, avendo sempre un successo crescente di critica e di pubblico ). Quella di questa serata non è niente di particolare, è stata solo un'ospitata in un'altra realtà, e, personalmente, ce l'ho messa tutta per essere veramente in tema, con l'idea di Rossana Di Poce, curando una sola parte della serata, la seconda parte all'esterno della galleria Fiorillo, in un luogo molto evocativo, dal carattere quasi onirico e surreale, reso ancora più onirico dalla istallazione preesistente di teresa mangiacapre, e l'intervento su questa istallazione di Elena Pandolfi. Il cortile, quegli specchi, frammenti di specchi che riflettevano all'infinito come in un caleidoscopio quella realtà già di per sé immagine filtrata della realtà napoletana, le cornici, quei limiti del l'universo arte. Questo intervento musicale, più il mio omaggio ad uno dei più grandi poeti del 900, Borges, emblema del paradosso e degli universi infiniti, spero che si sia perfettamente adattato alla tematica della serata, quella dell'analogia e dell'alchimia fatta di parole, rumori, suoni ed evocazioni!! ........E' stata solo un'ospitata, un esperimento....Ma stiamo lavorandosul serio per la prossima edizione autunnale del salotto, e proprio in questi giorni ho saputo che ci saranno da Ottobre in poi, per il Salotto, grandissime novità.....molto molto speciali!!!!!! :-))) ... quel signore disse: "con la cultura non si mangia" .............ma noi gli faremo vedere che con la cultura riusciremo anche a nutrire il corpo, oltre che la mente e lo spirito!!!


M.S.

sabato 16 luglio 2011

EleNarciso


Narciso, figli
o della ninfa Liriope e del dio
fluviale Cefiso (o secondo un'altra versione di Selene ed Endimione) nel mito appare incredibilmente crudele, in quanto disdegna ogni persona che lo ama. Come punizione divina, si innamora della sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua, lasciandosi infine morire resosi conto dell'impossibilità del suo amore.







Narciso, opera del Caravaggio


EleNarciso

Intervento di Elena Pandolfi sull'istallazione di Teresa Mangiacapre nel cortile della galleria Fiorillo arte, Il luogo all'aperto dove Mario Scippa ha curato la seconda parte della serata sull'analogia e alchimia,organizzata da Rossana di Poce, con un un suo omaggio a Borges, nell'intervento di presentazione del Salotto e il concerto dei MUNDURUA.





fotografia di Mario Scippa

lunedì 4 luglio 2011

LA CULTURA COME L'ACQUA DEVE SPOSTARSI CAPILLARMENTE ATTRAVERSO VASI COMUNICANTI




VI RICORDATE ?
IL 2 Aprile scorso, quando abbiamo inaugurato il salotto, nel mio primo intervento al salotto, sostenni che il mio auspicio era che si aprissero altre realtà come il salotto e che queste realtà interagissero tra loro andando a costituire una rete di vasi comunicanti dove far fluire cultura nel territorio.


QUESTA IDEA NON L'HO MAI ABBANDONATA, ANZI!!!
IL 13 LUGLIO C'E' UN PRIMO ESPERIMENTO DI INTERAZIONI TRA LA NOSTRA REALTA' E UNA ANALOGA: LA GALLERIA FIORILLO ARTE 







APPUNTAMENTO QUINDI a NAPOLI alla via Riviera di Chiaja 23,

mercoledì 13 luglio h. 19.00,




"TRA ANALOGIE E ALCHIMIE: serata di arte, poesia, musica e letteratura".

Il titolo dell'evento riassume le molteplici forze della serata: tra le pittoriche "ANALOGIE" di EVELINE KRUMNAU e le sculture di SERGIO CAPELLINI in mostra nella Galleria,
verrà presentanto la silloge poetica "ALCHIMIE E LINGUAGGI DI DONNE" (AA.VV., Napoli 2011, a cura di Esther Basile). Nel corso della serata, sarà presentato in anteprima il quarto festival della LETTERATURA AL FEMMINILE DI NARNI (22-25 settembre 2011), ideato e diretto dalla filosofa Esther Basile, presidente dell’associazione Eleonora Pimentel Lopez de Leon, in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, il Comune di Narni ed in rete con la Biblioteca Nazionale e l’Archivio di Stato partenopei. L'attore regista, drammaturgo e poeta ARNOLFO PETRI,direttore artistico del Teatro Il Primo di Napoli ci impresterà la sua voce, mentre Carlo Molinellici intratterrà alla chitarra...nel cortile di FiorilloArte, tra l'istallazione di Niobe, sarà inoltre presente il gruppo MUNDURUA (Dario Perroni: Voce, bouzouki, fiati, kalimba, matranzano, aerosol Giandomenico Caniello: Basso Mario Di Bonito: Batteria, percussioni).
SAREMO I PRIMI DUE VASI CHE INCOMINCERANNO A COMUNICARE PER FAR FLUIRE CULTURA IN MODO DIVERSO NELLA NOSTRA CITTA'!!!


mercoledì 29 giugno 2011

LA CULTURA NON VA IN FERIE


La cultura non va in ferie
di Rossana Di Poce
Dopo 7 puntate all'insegna di presentazioni di libri che hanno fatto la storia del Salotto, dal 2 aprile in soli due mesi, potremmo decidere in andare in ferie.
Ma come si può andare in ferie se ci si occupa di cultura in questo momento storico?
Oggi più che mai, occorre prepararsi alla nuova offensiva di energie e di idee che dobbiamo mettere in campo per la nuova sessione autunnale.
Così il Salotto prende il tempo per costruire nuovi eventi e nuove proposte di lettura.
Abbiamo inziato con L'antiquario e il Professore di Mario Scippa, libro da cui è nata l'idea del Salotto, abbiamo ospitato Brunella Brizio e il suo Bucaneve, ascoltato con somma gioia l'invito a ritrovare la meraviglia M come Meraviglia, di Meskalila, viaggiato con il Grand Tour contemporaneo lo Slow Tour di Francesco Escalona e del suo Giallo Tufo.
E ancora, sognato una Napoli risorta dal Settecento illuminato e briccone di Pietre di Fuoco di Giacomo Ricci.
E ci siamo commossi a sentire le piccole e grandi esperienze di Raccontami una storia di RosaAnna Pironti.
Ma abbiamo anche sognato le atmosfere di Metropolis e dei vecchi films con Claudio Sestieri e Le seduzioni del destino.
Molti amici ci hanno aiutato nell'impresa Gino Malvone e i suoi sax, Dario Perroni e i suoi suoni cosmici, Salvatore Gramaglia e la sua voce, Carlo Molinelli e la sua chitarra,Giuseppe Giannelli e la sua arte d'attore, e soprattuto i nostri Ospiti, che ormai sono diventati Amici e che ci seguono perché hanno compreso e collaborano all'operazione culturale del Salotto, ovvero far girare la cultura, farla innestare nelle esperienze di ciascuno, costruire una realtà stimolante in una citta difficile come Napoli, ma come Napoli sola, capace di rinascere più volte dalle sua apparenti ceneri.
Per questa ragione non possiamo andare in ferie, ma continuare a ricevere libri e proposte, e pensare a settembre/ottobre/novembrecosa leggere insieme. rdp

martedì 28 giugno 2011

L'incontro tra il luogo dell'antiquariato e la parola scritta




Giuseppe Giannelli Legge la parte del libro L'ANTIQUARIO E IL PROFESSORE, di Mario Scippa, dove si parla della galleria antiquaria e della magia del luogo dove l'antiquario, Maurizio Santamaria, il protagonista del libro, è cresciuto e dove poi incontra lo scrittore Alfredo Sala.
L'incontro dell'antiquario e lo scrittore descritto nel libro è stata l'idea di realizzare il SALOTTO LETTERARIO IN UNA GALLERIA ANTIQUARIA, l'incontro tra il mondo deputato all'antiquariato e la parola scritta.

venerdì 24 giugno 2011

Abstract dell' intervento di Adele Grassito...23 Giugno 2011

Sintesi dell'intervento
di Adele Grassito
all'incontro del 23 Giugno















(RosaAnna Pironti Autrice di Raccontami una storia, Adele Grassito Spazio Donna Ce, Simona Molisso Kassandre)



Attraverso racconti, romanzi o poesie, le donne hanno sempre raccontato qualcosa...

Molto spesso le donne si sono raccontate, hanno parlato dei loro sogni irrealizzabili e non compresi dalla società che, fino al secolo scorso, le considerava inferiori e, di conseguenza, i loro scritti, non degni di essere letti, avevano poca importanza. La memoria e l'introspezione sono il perno attorno a cui ruota tutta la raccolta “Raccontami una storia -Storie di donne”, curata da RosaAnna Pironti.

esiste una scrittura femminile e una scrittura maschile ?

Le donne hanno una scrittura più “femminile” perché sono donne, o perché culturalmente sono portate ad assumere un certo ruolo? E lo stesso accade per la scrittura maschile ? Esiste nell’immaginario collettivo un’idea di femminile e maschile nella scrittura, spesso, però, legata soprattutto a modelli e stereotipi culturali e sociali.

Secondo alcuni la scrittura non è sessuata, esistono semplicemente libri scritti bene e libri scritti male. Sì, può essere. Ma se è vero che uomini e donne sono diversi e, pur senza voler generalizzare, hanno un approccio alla vita differente, perché non ammettere anche che la sensibilità personale possa manifestarsi con gesti e parole specifici degli uni o delle altre? Non si tratta di stabilire cosa sia meglio o peggio, ma di accettare che alcune caratteristiche siano più diffuse tra le donne piuttosto che tra gli uomini, e viceversa.-

Il linguaggio femminile è diretto, essenziale. Le donne, di solito, non mirano a sfoggiare cultura e capacità, semplicemente dicono e spesso urlano , non usano la parola per gestire uno stato d’animo perché la parola è il loro stato d’animo.

Ethos e Sedes risiedono nell'anima, come

già indicato da Platone e ancora da Agostino, e detto con linguaggio più attuale, nel Sé e

nell'Io. Entrambi, l'Io e il Sé, tuttavia, sono impensabili in quanto esistono solo come

progettualità.

Forma di volto e mani, di ricordo e attesa.

Adele Grassito

vice Presidente Spazio Donna CE

La Principessa che viene dall'Africa.

INCONTRO 7una conversazione sul libro RACCONTAMI UNA STORIA. Storie di Donne, a cura di Rosaanna Pironti













La Principessa che viene dall'Africa

Intervento di Mario Scippa

C'è aria di cambiamento, di rinnovamento, da qualche mese sembra essersi riaccesa una speranza. Le organizzazioni femminili che questa sera sono intervenute qui al salotto, più tante altre diffuse sull'intero territorio nazionale, in particolare sembrano essere, con la loro trasversalità sociale e politica, uno degli stimoli per questa nuova speranza di cambiamento.

Il salotto è stato inaugurato il 2 Aprile, nel pieno della campagna elettorale. Per scelta non abbiamo voluto fare propaganda elettorale anche se non abbiamo mai nascosto il nostro orientamento critico e politico. All'inaugurazione dicemmo che il salotto voleva essere, nel nostro piccolo mondo, una risposta “politica” a quella frase del ministro dell'economia CON LA CULTURA NON SI MANGIA sostenendo che per noi la cultura non è qualcosa di strumentale per soddisfare un bisogno primario ma è essa stessa un nutrimento necessario per la mente e lo spirito, paragonandola all'acqua, ovvero al più necessario degli alimenti per il nutrimento del corpo.

Abbiamo avuto modo, questa sera di ascoltare diverse realtà di aggregazioni femminili che hanno come comune finalità quella del cambiamento e che sono accomunate tutte da una apertura verso l'altra metà del

mondo: quello maschile. Un particolare da non sottovalutare e che rendono questi movimenti ancora più forti e determinati differenti dagli storici movimenti femminili perché non chiusi all'interno dell'universo donna.

Lo stimolo per creare questa serata ci è stato dato dalla operazione che ha svolto Rosaanna Pironti, quella di mettere insieme decine e decine di scrittori e scrittrici attraverso il web far raccontare ad ognuno di loro una storia di donna e metterle insieme in una antologia, che poi sono diventate due. Ma è una operazione che potrebbe continuare all'infinito.

Mentre le nostre ospiti raccontavano le loro esperienze di aggregazione, nella mia mente si formavano immagini. Immagini di alcune donne che non sanno neanche cosa significa essere aggregate e far valere insieme i propri diritti o rivendicare urlando la propria dignità, rubata a volte dall'infame destino.

Io abito nella zona vesuviana, e ogni giorno la sera, per ritornare a casa, devo attraversare la zona Est di Napoli. L'ex zona industriale, quella che una volta era il cuore produttivo della città ed oggi è un luogo semi-abbandonato, con capannoni sventrati, fabbriche in disuso, terreni incolti, aree deposito di container cinesi. Una zona abbandonata ma che è molto trafficata di sera. Centinaia di auto con a bordo uomini di tutte le età, che si affollano sotto quell'intreccio di cavalcavia dei raccordi autostradali alla ricerca di carne femminile. E loro! Quelle ragazze. Ragazze africane, bellissime. Che nonostante sono trattate come animali da macello sembra, dai loro movimenti e dietro la paura che esprimono i loro occhi, conservare nonostante sia stata calpestata, qualcosa di prezioso, una sorta di immortale dignità.

Gli occhi di quella donna di quella Principessa, Africana.


Principessa Africana

Svetta la torre di fumo, spenta, di uno scheletro di ferro

arrugginito dal tempo. Cattedrale senza pareti. Austero,

elegante passo, sole rosso nel cielo nero colori tramutati col niente.

Mattoni, carcasse di macchine volanti, montagne di ciò non si usa più.

Muri di ferro, imbottiti di merce, nascono dal niente arrivano

dal mare dell'oriente,si fermano, invadono l'occidente.

Luogo di fabbrica, dimenticato da Dio.

Regno di topi, di affamati cani randagi, di sesso venduto.

Principessa africana, appoggiata ad un muro graffiato,

tracce di giovani uomini senza passato, cercano il futuro,

urlando coi colori.

Cerchio di nero fumo, il fuoco eterno rischiara la lucida pelle nera.


Nei suoi occhi l'Africa, tra le sue mani plastica.


Principessa Africana, elegante figura tra mostri di ferro e di carne, aspetta,

la sua anima è in Africa, nessuno la prenderà. Vestirà i suoi colori.

Il giorno verrà,

Canterà di nuovo la sua canzone.

M.S.© copyright2011

martedì 21 giugno 2011

..e se le realtà come il Salotto incominciassero a dialogare tra loro?

Negli ultimi anni alcuni grandi imprenditori per farsi pubblicità finanziano grandi eventi spettacolari o grandi opere di restauro.
Io sono un piccolo commerciante e, nel mio piccolo, sponsorizzo piccoli eventi culturali, mettendo a disposizione lo spazio della mia galleria, la passione per il libro, la poesia e la musica.
Se tanti piccoli commercianti, imprenditori, privati cittadini che hanno bisogno di pubblicità, incominciassero a pensare in tal senso, avremmo sul territorio tutta una serie di attività culturali, costituite da tanti piccoli eventi, che, se organizzati, creerebbero un fermento culturale mai visto prima.
M.S.

lunedì 20 giugno 2011

ASPETTANDO IL 23 GIUGNO.



ASPETTANDO IL 23 GIUGNO.
Incontro al salotto tra Mario Scippa e Rosaanna PirontiSALOTTO LETTERARIO ANTICHITà SCIPPA
un'idea di Mario Scippa e Rossana Di Poce
PRESENTA:

“La crescente influenza delle donne e' l'unica cosa rassicurante nella nostra vita politica” (O.Wilde)

Conversazioni intorno a:

"RACCONTAMI UNA STORIA" di ROSaANNA PIRONTI
42 autori con le loro 56 storie, storie di donne raccolte da facebook e racchiuse in due antologie...un'esperienza di aggregazione e confronto unica nell'epoca digitale.
con :
RosaAnna Pironti scrittrice
Adele Grassito Vicepresidente di <> Caserta,

e con la partecipazione delle associazioni:
SE NON ORA QUANDO ( Ambretta Occhiuzzi NAPOLI)
FILOMENA-LA RETE DELLE DONNE (intervento di Giuliana Cacciapuoti)
KASSANDRE (interv. di Simona Molisso )

interventi musicali DI:
CARLO MOLINELLI (Musicista)

Ingresso libero e buffet
GIOVEDì 23 GIUGNO ORE 18.30
Antichità Scippa info: 0817642922 anti.scippa@tiscali.it